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Argomento : GESSI WILD TRAIL 24.11.13 sul fango l'istrice

Tempus fugit

Postato il
25/11/2013
ora 23:53:43

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Dopo avere "corso" un trail come questo (dove il termine "correre" non è completamente esatto, diciamo che l'avervi partecipato ha comportato tra le altre, le seguenti attività: corsa, arrampicata, scivolata,scarpinata) viene da chiedersi il senso di tutto ciò. Intanto se vogliamo restare sul piano linguistico piuttosto che "wild" il trail va ribattezzato come "muddy", cioè fangoso…Fango, fango e ancora fango! Fango che si incolla alle scarpe e rallenta il cammino in salita, fango che fa scivolare, rendendo difficoltose e pericolose le discese… Che senso ha essersi dannati l'anima nel risalire chilometri nel fango, scivolando ad ogni passo, costretti ad artigliarsi a cespugli e rami per avanzare, a procedere in mezzo a sterpi e rovi per riuscire a poggiare i piedi su qualcosa di sicuro? Potrei dire subito che è valsa la pena solo per una cosa: vedersi un istrice che improvvisamente ti attraversa il cammino. Oppure per avere finalmente toccato e calcato le fangose scarpette sulle famose "rocce di vetro" le cui cave almeno fin dai romani (ne scriveva Plinio…) servivano per la produzione di finestre per palazzi e chiese. In mezzo a tutta la storia ci stanno pure quei burloni dei cacciatori  che pare si siano divertiti a spostare qualche bandierina delimitante  il percorso ... Ma cominciamo dall'inizio.
Il punto di partenza della competizione già di per sé è caposaldo della storia e cultura romagnola: il Cardello di Casola Valsenio, la residenza dello scrittore d'inizio Novecento  Alfredo Oriani. In contemporanea con la nascita dello "sport" e dei giochi olimpici, ma distante da esibizioni pubbliche, questi si dilettava a percorrere in bici (con le bici di allora poi!) centinaia di km e scarpinare qua e là per le colline. Una specie di "atleta estremo" ante litteram. Le macchine dei partecipanti (nordic walking e trail) sono parcheggiate un po’ disordinatamente per ogni dove, mentre gli organizzatori distribuiscono i pettorali al coperto di una casa accanto alla storica residenza. La soluzione "low cost" non prevede pacchi gara per i partecipanti, pare una scelta condivisibile di questi tempi. La Trail Romagna è una delle tre principali società organizzatrici di questo tipo di corse nella nostra Romagna, insieme con la Terzo tempo di Ravenna e la GM di Solarolo (poi mi pare esista anche la Capo Nord di Forlì). Tutte organizzano manifestazioni nelle spettacolari cornici delle nostre stupende colline, durante il 2013 vorrei ricordare quelle del Fumaiolo e di Badia Prataglia (Trail Romagna, a cui non ho partecipato), Sentiero Frassati (Terzo tempo), Poggiolo (GM).
Alla partenza Massimo e Davide della Lamone, qualche altro conoscente e un centinaio di partecipanti (camminatori nordici a parte). Fondo molle e ancora non abbiamo tastato il terreno che percorreremo più su, temperatura freddina ideale per i grossi sforzi… ma siamo ancora a valle. Prima di inerpicarci, una ricognizione circolare intorno al Cardello… che il vigore di Alfredo Oriani ci ispiri nella fatica da affrontare! Per circa 4 km si procede in salita, non ripidissima, ma il sentiero è battuto, con sassolini sterpaglie e fogliame. Intorno al km 5 si giunge ad un crinale da dove si gode di un panorama…limitato, viste le nuvole basse tutt'intorno. Fa niente, la natura già qui è splendida e fuori dall'ordinario,  subito nel cuore oltre che nelle caviglie. Ci si trova a salire per prati e s'incontrano le prime difficoltà causa il primo fango e terreno molle. Un po’ si ride, un po’ si impreca. Timida goliardia podistica. L'amico Ivan dell'Ozzanese dal fisico possente procede come una jeep ma getta lì una constatazione…nefasta. Si aspettava molto più fango, tipo quello della Fabrona a Santo Stefano…Aspetta e vedrai più avanti. Dopo il primo ristoro - che al ritorno sarà l'ultimo  - finalmente ecco le rocce! A prima vista vedo una superficie liscia e ripida, poi mettendo le mani a terra contento riconosco il "lapis specularis", il vetro di pietra! Non sono né speleologo né naturalista ma mia sorella che me ne aveva parlato sì. A chi interessa vedere qualche foto e saperne di più consiglio questo link: yyyy://www.archeobologna.beniculturali.it/comunicati_stampa/lapis_faenza.htm
Va beh, insomma queste pietre sono rugose e non troppo viscide, quindi con entusiasmo ci monto sopra. Comincia poi un bel tratto su ripidi crinali, con tratti fuori e dentro il bosco. Qui divertimento puro. Ed anche un po’ d'incoscienza. Si comincia a correre dietro l'uno all'altro. Saltellando tra i primi costoni rocciosi e le radici scoperte dietro me sento approssimarsi un concorrente: mi volto, è una ragazza-stambecco… che con modi cortesi chiede di passare (aggiungendo che se necessario poi sarà pronta lei a cedere il passo). Le sto comunque dietro, incurante di alcune discese su fondo a dir poco sdrucciolevole tra gli alberi…i quali comunque sono di grandissimo aiuto per potere frenare il proprio impeto prima di sfracellarsi da qualche parte! Dopo queste discese verso il km 10 ricomincia un tratto in leggera salita. Avvisto un gruppetto di tre-quattro corridori, davanti una cinquantina di metri. Riprendo piano piano lo stambecco. Finchè non comincia una discesa di almeno due km su un sentiero trasformatosi in una specie di canalone viscido di fango! Anche qui mi slancio e acquisto una velocità che sul fondo scivoloso a tratti mi fa quasi pattinare sul fango… il surf sul fango proprio non l'avevo mai praticato. Raggiungo il gruppetto di tre che mi precedeva, in discesa li vedo in difficoltà…semplicemente si scivola, ma a me riesce meglio (sarà peggio poi in salita). Li supero non so come, scivolando a destra e a manca, tra mille schizzi e sguazzi.  Un divertimento così non l'avevo mai provato. Rischio anche di cadere, ma all'ultimo momento con qualche salto repentino riesco sempre ad evitare il peggio. Ed ora alle spalle sopraggiunge la ragazza-stambecco: questa sì che è una forza della natura, avanti prego! Corre giù che è uno spettacolo vederla… anch'io vado giù all'impazzata, ma al suo confronto sembro al ralenti…Mirabile spirito animale. Al termine della folle discesa il cammino si restringe, stabilizzandosi su terra meglio battuta e va a rasentare alcune piante che con i propri rametti e foglie bagnati di pioggia accarezzano e rinfrescano il volto. Questa prima parte di percorso si conclude ad un ristoro dopo poco meno di 13 km di corsa. Qui chiedo un bicchiere di integratori. Sono bonariamente rimbrottato perché sprovvisto di bicchiere. "I corridori di trail sono muniti di bicchiere personale". Ahimè è vero, non sono un professionista. Tra l'altro il bicchiere telescopico di silicone ce l'avevo pure, acquistato per il trail di Monteromano quest'estate. Ma non me lo sono portato dietro. Gli organizzatori sono comunque gente di buon cuore, dopo il pedagogico rimprovero mi ristorano e passo avanti. Ed ecco che comincia il bello. Un calvario di interminabile salita. Mi dico che qui camminerò…ma magari! Non è possibile camminare, qui è tutto fango! Il fango dove prima si scivolava verso il basso, ora appunto ti rema contro… Grigia, infida poltiglia collosa. Per avanzare bisogna praticamente aggrapparsi ai cespugli ai lati del sentiero, ma spesso si scivola anche da lì! Quello che per un 300-400 metri al massimo poteva apparire come interessante, insolita esperienza, dopo mezzo km diventa un'assurda faticaccia, quelle del tipo per cui ci si domanda "ma chi caz… me l'ha fatto fare a venire qui" ecc.ecc. Dietro poi sento qualcuno che sta per sopravanzarmi, meno brontolone o negativo di me, certamente a più agio su questo territorio disastrato! Proprio a questo punto ecco la naturalistica apparizione: da sinistra dietro i cespugli spunta un bellissimo esemplare di istrice che mi attraversa il cammino! Saluto rispettosamente l'animale come un sacro spirito del luogo, e istintivamente mi volto per commentare entusiasta l'apparizione al concorrente dietro di me. Questi a testa china manco ha visto l'istrice e in silenzio ottusamente mi sorpassa e procede. Ecco qualcuno a cui forse era indifferente correre su queste colline o per le campagne del ravennate… L'impressione dell'insolito incontro me la tengo in serbo per gustarmela più tardi, intanto gambe in spalla e si riprende a pedalare in salita. Quando sembra di avere definitivamente riguadagnato il cammino in piano, ecco ancora un nuovo tratto in salita e nuovo fangaccio e nuovi improperi. M'inzacchero come non mai. Le gambe si sono fatte di pietra. Mi faccio un punto d'orgoglio di non piantarmi definitivamente sul posto. Raggiunto un sentiero in piano, e poi in leggera discesa, si riprende a correre gradualmente. Sono sopravanzato da un duetto, di cui uno, iniziato un saliscendi (fangosissimo pure questo), prende a scivolare ogni 50 metri. "Barcollo ma non mollo" sarebbe il suo sicuro motto. Infatti ogni volta si rialza e procede, poi in salita il duetto mi distacca definitivamente. Riprendo un altro concorrente, e finalmente si raggiunge lo snodo di ritorno sul crinale. Siamo al km 17 mi pare. Sono infreddolito perché avendo rallentato il passo  tra pioggerella e vento freddo il sudore ha cominciato a gelarmi dentro la tuta. La capannina - gazebo del ristoro che si staglia sul crinale mi sembra situata al confine del mondo, una specie di ultimo avamposto…cielo grigio , pioggia, comincio a tremare, fermi altri due concorrenti, a proprio agio con gli elementi (sono abbigliati come per una corsa primaverile di campagna). Mai una tazza di tè caldo fu più gustata ed apprezzata, sgranocchiandoci dietro una gocciola ed un canestrello. Il calore mi scioglie fatica e freddo, lo zucchero mi addolcisce le membra e lo sento pure nel cervello… Ringrazio i ristoratori e tutti e tre ci avviamo a riprendere la corsa. Ora abbiamo da discendere quella parte del percorso che all'andata aveva presentato le prime tutto sommato leggere difficoltà. Il terreno "solo" molle all'andata ora si è fatto pappa. In discesa scivolo per terra sia io che un altro corridore. Poi prendo a camminare per i tratti in salita. Il tracciato era segnalato di 19 km totali ma poi risulterà più lungo. Comincia la discesa che all'andata era circa di 3-4 km, e qui realizzo che alla fine avrò corso (ehm…corso, camminato e scivolato) almeno 21 km, una mezza "ecomaratona". Finalmente riaffluiscono le energie. Mi butto alla disperata rincorsa del duetto di prima, veloce giù per la discesa. Incontro almeno una ventina di camminatori nordici, e giù ancora, fin quando si cominciano a sentire prima le campane della mezza, e poi lo speaker in zona Cardello. Sul tratto finale ecco i due concorrenti. Rallentano e a dieci metri si arriva al traguardo tutti e tre assieme. Con le fatiche patite sul fango alle spalle ora mi sento benissimo. Mi avvento su biscottame e bevande calde e ascolto una diatriba tra un concorrente e l'organizzatore. Si dice che il percorso sia stato sabotato con ogni probabilità dai cacciatori. Avevo sentito come fosse accaduta una cosa simile l'anno scorso al Trail del Cinghiale organizzato da Terzo tempo, quando pure Lucchese si smarrì ma riuscì a ritrovare la giusta via per poi vincere comunque la gara. Dopo le mie 2 ore e 39 min ascolto la cosa interessato ma con amatoriale distacco. Per l'atleta della Forestale che si lamenta con l'organizzazione (vorrebbe gli riconoscessero un bonus, sottraendo dei minuti al suo tempo effettivo) sarà una faccenda di principio, personalmente il mio premio è stato aver visto l'istrice. Anzi, sono fortunato perché a sorteggio mi capita pure un pacco gara di generi alimentari: fettuccine, marmellata, miele, biscotti, che fortuna. Non vedo nessun conoscente in giro, le docce mi dicono siano a Casola, sono bagnato e quindi mi conviene prender su e ripartire, il desiderio di una doccia calda a casa prevale su tutto. "Sol per difesa io pungo".

Federri

Postato il
26/11/2013
ora 13:05:57

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................grande Tempus! Leggerti e' sempre un piacere, a presto!

Tempus fugit

Postato il
26/11/2013
ora 23:39:21

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ciao Federri, a...rincorrerci da qualche parte, nella piccola grande Romagna
Letto n. 45186
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