Autore
Argomento : Librifuggenti: CORRERE O MORIRE - Kilian Jornet

Tempus fugit

Postato il
26/10/2013
ora 00:07:45

replica

CORRERE O MORIRE - dove correre va inteso come combattere, impegnarsi, inseguire un sogno…basta fare questa sostituzione di parole per capire che il motto-titolo della biografia di Kilian Jornet Burgada, giovane, insuperabile astro dello skyrunning, degli ultratrail di montagna, scialpinismo e quant'altro di spinto all'estremo su due gambe, in realtà parla anche a tutti noi, incalliti maratoneti e/o appassionati podisti della domenica …E' una realtà pienamente"drammatica" nel senso che invita a farci delle domande su chi siamo e che cosa vogliamo da noi stessi, domande che in certi momenti della vita diventano cruciali e non possiamo più eludere senza tradire noi stessi. Kilian nasce praticamente in montagna e fin dall'infanzia quello è il suo habitat naturale. Impara a muoversi sulle rocce come un bimbo che gattona sul pavimento. La familiarità con i Pirenei lo porta fin da piccolo a gareggiare sulle montagne, correre e sciare. A 10 anni già traversa i Pirenei. Appena ventenne è campione di “corsa verso i cieli” e quindi di scialpinismo e vincitore di varie competizioni estreme, tra cui basta rammentare la UTMB … Leggiamo le sue cronache come quelle non di un folle esagitato, ma di un grande appassionato dello sport, rispettoso della natura, lo scenario imprescindibile delle sue imprese. Kilian pone tutto se stesso quando corre su e giù per le montagne, il destino lo rincorre, e lui rincorre il suo destino. La sensazione della fatica e del dolore corporeo impregna la narrazione di allenamenti e competizioni, il corpo che duole parla e si sente vivo, e andare oltre il dolore afferma ancora di più l’amore per la vita. Il rispetto per la montagna è sempre presente in queste pagine, la montagna è signora assoluta, è onesta, "non mente come gli uomini" (W.Bonatti), e quando il nostro eroe è costretto lo scorso settembre a chiamare in aiuto il salvataggio alpino per recuperare lui e la compagna di escursioni, colti dal brutto tempo in "braghette corte"(Kilian veste sempre l'essenziale nelle sue imprese più estreme) su alcuni giornali si scatenano le polemiche e lui si sente in dovere di emettere un comunicato ufficiale sul proprio sito, dove mi pare di capire che è stato costretto alla chiamata di salvataggio in nome della sicurezza della compagna.
Appassionanti tra le altre pagine sono le cronache di un'edizione del Western States, classico trail americano di 100 miglia sulla Sierra Nevada, combattuto con Kupricka (anche quest’ultimo, intervistato ultimamente proprio su Runner's world rammenta questa gara memorabile, definendo pero' attualmente insuperabile l'avversario) e Roes. Letteralmente gelato dopo il passaggio in un fiume per rinfrescarsi, con i muscoli quasi paralizzati, Kilian deve lottare fino allo spasimo per giungere almeno terzo al traguardo.
Oppure la corsa su e giù per il Kilimangiaro, dove nell'ascesa al titano africano il calore impossibile lascia spazio al gelo glaciale… ma caldo e freddo estremi restano le facce di un'unica realtà che nel suo agire estremo Kilian s'impone di superare mantenendosi in equilibrio su una sottile linea …
Correre in fondo è un mezzo di espressione di sè, dove mente e corpo s'influenzano a vicenda. La corsa viene vista da Kilian anche come un'"opera d'arte" a suo modo così come lo è una composizione musicale o una pittura. E come tale si tratta di una performance unica, irripetibile, qualunque sia il suo livello o esito finale, nel senso che l'importante è l'impegno individuale profuso dall'inizio alla fine. Una volta terminata, "quella" gara corsa una volta non si ripeterà mai più e come tale  va vissuta, nella sua immediatezza "qui e ora", questo è il senso pieno di un'esperienza ma anche della vita se se ne vuole assaporare il gusto… così come quei monaci buddhisti che creano spettacolari, complessi "mandala" con granelli colorati di sabbia, e una volta terminata la composizione la scompongono irrimediabilmente spazzandola via. Il mondo è un bellissimo nulla, come dice paradossalmente quel filosofo cristiano. Kilian visto recentemente a Che tempo che fa intervistato da Fazio appare come un ragazzo normale, quasi timido, uno scavezzacollo, anche se le sue performance lo rendono una specie di supereroe che vola di qua e di là per gli emisferi (il progetto "summits of my life" prevede la conquista delle vette e catene montuose di tutto il mondo: dalle Alpi alle Ande, dai Pirenei all’Himalaya passando per l’Elbrus). Ma il messaggio del suo libro trascende il livello delle performance e dei super record, anzi arriva ben diritto e chiaro al cuore di tutti noi che leggiamo e che ci appassioniamo anche per una podistica locale di campagna, quando bagniamo la maglietta sudandoci il momento del ristoro dopo il traguardo. CORRERE O MORIRE è edito da Vivalda Editori. Se la recensione vi è piaciuta attendo commenti. Liber fugit!

Carlo (admin)

Postato il
30/10/2013
ora 23:09:34

replica

Oltre al podismo ho praticato yoga per lungo tempo. Nel tuo lungo e dettagliato racconto/recensione ritrovo molte affinità su quanto si può percepire praticando le diverse posizioni (asanas), dove la postura la si deve mantenere per diversi respiri prestando la massima attenzione a come tutti i muscoli e i tendini piano piano si distendono e provocano una stupenda sensazione di autocontrollo del proprio corpo. La stessa sensazione la si può percepire correndo con un ritmo che consenta di tenere sempre ben presente la frequenza del proprio respiro e del battito cardiaco. Lo stesso dicasi quando si corre tenendo sempre sotto controllo la postura, il giusto sforzo che devono sostenere in modo armonico gli arti inferiori e superiori. Ecco che correre diventa allora una cosa stupenda e ci si sente improvvisamente più leggeri e sembra quasi di volare. Solo così si possono fare chilometri su chilometri senza neppure rendersene conto.

Tempus fugit

Postato il
31/10/2013
ora 00:28:13

replica

Al rapporto tra zen e corsa sono stati dedicati parecchi libri ultimamente, anzi per essere più precisi molti hanno scritto su come certe discipline orientali possono essere d'aiuto per migliorare l'attività sportiva tra cui appunto la corsa. Ultimamente è uscito anche un libro su T'ai Chi e corsa (che sto ancora leggendo). In generale, dedicandomi alla corsa negli ultimi tempi e leggendo qua e là tra libri e siti (tra cui i contributi presenti in Romagnapodismo) mi sono accorto quanto certe posture yoga siano state assimilate da vari metodi di allenamento... Quando da giovane frequentavo la palestra un nostro istruttore cominciò ad insegnarci una serie di esercizi posturali, mirati non solo al potenziamento muscolare, che soltanto ora, a una quindicina d'anni di distanza riconosco come ispirati o presi direttamente dallo yoga. L'Oriente plurimillenario è maestro nell'insegnamento dell'armonia tra mente e corpo e ormai è diventato un dato di fatto visto quanto l'Occidente sta attingendo e assimilando in vari campi del sapere e dello sport. Ci sarebbe da parlarne a lungo, parlando delle proprie esperienze personali come la tua.
Letto n. 38469
volte
replica
Replica

nuovo post
Nuovo